ATPAI- CAMMINA, CAMMINA, NELLA CASINA DI ATPAI… GESU’ BAMBINO E BABBO NATALE REGALANO EMOZIONI!

CERTO CHE LE FESTE DI NATALE SONO DAVVERO UN BEL MOMENTO

DA CONDIVIVERE INSIEME!



E COME SEMPRE, LA NOSTRA ASSOCIAZIONE SI ADOPERA AUTONOMAMENTE, OFFRENDO CARAMELLE E PICCOLE GIOIE, AI BIMBI, CHE CI VENGONO A TROVARE!

LE STAGIONI SI SUSSEGUONO CON INIZIATIVE DIVERSE, SEMPRE ATTE AD OFFRIRE GENEROSAMENTE MOSTRE, SPAZI PER ARTIGIANATO VERACE, PER TANTI HOBBISTI CHE HANNO SEMPRE VOGLIA DI CREARE E POI CERCANO SPAZI DOVE ESPORRE LE PROPRIE CREATURE!

NOI LO ABBIAMO SEMPRE FATTO, CERCANDO DI RIMANERE LIBERI E IN PIENA AUTONOMIA.

I COSTI PROIBITIVI DEL CENTRO STORICO SPOLETINO, COMINCIANO A FARSI SENTIRE IN MANIERA PESANTE E NONOSTANTE QUESTO, CON TIGNA E COSTANZA, CONTINUIAMO A FARE LA NOSTRA PARTE!

Ora però, chiediamo al sindaco di Spoleto, di considerare il fatto che tanti artisti e associazioni, obbligati a sostenere costi enormi per poi offrire un servizio gratuito e volontario, non possano usufruire dei tanti spazi disponibili nella città.

Parliamo di palazzi restaurati, che sono di proprietà comunale, spazi che significano animazione e ricchezza per il Centro storico e non solo, pensando che oltre ai commercianti e a tutti coloro che svolgono una attività remunerativa e che si uniscono in Associazioni di categorie, che possono pagare affitti anche onerosi per promuoversi, offrire ai tanti volontari luoghi di condivisione che uniscano il genius loci, la buona volontà e la proposizione positiva per la promozione territoriale, favorendo lo sviluppo di un terzo settore sempre in affanno e alla ricerca di sostegno economico!

Questa esigenza condivisa da tanti operatori volontari, presenti a macchia di leopardo nello spoletino, sta diventando sempre più un grido di allarme, considerando le ristrettezze economiche, di una crisi che grava su tanti settori e che inesorabilmente, investe ogni categoria sociale.

Dopo che per anni, tanti volontari, si sono prodigati in mille maniere per dare tutto quello che era possibile alla città, è forse giunta l’ora che la città, dia risposte concrete e location gratuite per divulgare arte, opere di ingegno, o dove organizzare iniziative a favore di Spoleto e ti tutto il territorio circostante, senza per questo dover investire continuamente il proprio denaro e il proprio tempo, spesso rischiando anche qualche multa salata.

Presidente Atpai

Mariolina Savino



ATPAI- TANTE INIZIATIVE MESSE A SEGNO IN QUESTO 2009! AUGURI A VOI TUTTI, DA TUTTI NOI!

TANTE ATTIVITA’ CULTURALI E NON SOLO, SONO STATE IL NOSTRO FIORE ALL’OCCHIELLO!

DAGLI ARTISTI OSPITATI PRESSO LA PETITE GALERIE CULTURE, AL FRANTO&ARTIGIANTIPICO, ALLA PRIMA MOSTRA VIRTUALE SUL WEB FRANTOTIPICO ITALIA, AL PRIMO RADUNO DI FB A SPOLETO SOTTO LE FINESTRE DEL CARO MAESTRO GIAN CARLO MENOTTI IN PIAZZA DUOMO, ALL’ELEZIONE DELL NOSTRO UOMO DELL’ANNO 2008 MARCO MONTEMAGNO.

ATTIVITA’ CHE HANNO VISTI IMPEGNATI VOLONTARI E GENTE COMUNE, ASSOCIAZIONI CONSORELLE  E TANTI AMICI ITALIANI E NON SOLO, CHE HANNO CONDIVISO CON NOI, UN PERCORSO ENTUSIASMANTE, SENZA SPRCHI E METTENDO A SISTEMA TUTTE LE FORZE DISPONIBILI.

A tutti voi un M E G A GRAZIE DI CUORE!

La nostra redazione ha continuato ad intessere relazioni con altre, impegnate come noi, a rendere un servizio ai lettori, sostenendo regole etiche e innovative, oltre ad aver aderito a Codice internet e agli Innovatori, abbiamo compartecipato a eventi importanti con entusiasmo e buona volontà.

E’ lungo l’elenco degli eventi di cui ci siamo occupati e non vogliamo annoiarvi, osiamo sperare di poter fare ancora meglio nel futuro diventando ancora più snelli e moderni, attraverso la nostra casetta online mariolinasavino@libero.it- alienando costi che sono divenuti ormai insostenibili in tempi di crisi!

Tanti auguri cari amici vicini e lontani per le imminenti festività, siete la nostra forza e il nostro vigore, la fiducia nel futuro e la voglia di spendersi ancora di più, grazie al vostro costante e crescente interesse che ci onora davvero!

Rispettosamente

Direttore network umbriaclick & spoletoclick

Mariolina Savino



ATPAI- LE MOSTRE DELLA PETITE GALLERIE CULTURE, SPOLETO

Umbria News
SPOLETO
martedì 30 giugno 2009
ATPAI- PETITE GALLERIE CULTURE PRESENTA LA MOSTRA DI FAGIOLO & ELEUTERI DAL 26 GIUGNO AL 12 LUGLIO IN VIA PLINIO 10
fonte: PRESIDENTE ATPAI MARIOLINA SAVINO

LE SCULTURE DI SILVANO FAGIOLO


Silvano Fagiolo lavora intensamente alla «sua» creta, chiuso quotidianamente nel suo studio. Studia le forme, manipola creta. Ha un rapporto privilegiato con questa materia che egli adopera per sviluppare, attraverso una grammatica artistica di sapore classico, temi e soggetti legati alla quotidianità, anzi – meglio – ai problemi, alle contraddizioni, ai sentimenti, alle problematiche che la quotidianità impone.
Si pensi, giusto per fare un esempio, al tema della vita, dalla paternità alla maternità, al dolore, alla «Adolescenza negata» che trova espressione proprio in una delle opere più forti, più cariche di umanità realizzate dallo scultore, un’opera che invita a riflettere intensamente su una gioventù sempre più in balia di piccoli e grandi drammi. Ma il tema della vita (perché è questo il filone maggiore seguito da Fagiolo, e su di esso si innesta anche la scultura appena citata) assume a tragicità nell’opera «Decadenza», dove è rappresentato il corpo di una donna malata, e in «Dolore» dove la Madonna rappresenta il dramma non soltanto di tutte le madri ma anche dei padri per la morte di un figlio. In quest’ultima opera è intenso il contrasto fra la drammatica sofferenza evidenzata nel volto di Maria e la serenità impressa in quella del Figlio.
Fagiolo manipola la creta e indaga l’animo umano. Chi conosce le statue e i bassorilievi da lui realizzati non può non pensare alla dignità della donna che non chiede ma accetta «La Carità», oppure alla mestizia dello sguardo in «Testa di giovane» donna, la fierezza un po’ dolente in «Testa di contadino», il felice abbandono di un bimbo tra le forti braccia di un trepidante padre che pur teme le incognite del futuro in «Paternità», oppure, infine, il candido ma tutt’altro che ingenuo sorriso di «Giovanni Paolo II».
Attraverso le sue sculture, quindi, Silvano Fagiolo “parla” agli altri, trasmette i moti del suo animo a chi osserva il prodotto delle sue mani, rappresenta il nitore degli affetti familiari, della sacralità dell’animo. Parla in modo pacato ma diretto. E lascia il segno. Il suo messaggio non ha bisogno di intermediari, di interpretazioni. Esso arriva immediato perché è vero, intimo. E si esprime con una cifra stilistica alta, che solo chi conosce realmente la forma delle cose, può utilizzare senza temere né critiche né cadute.

Andrea Di Nicola

Scultore e pittore nato a Rieti nel 1947 dove vive e lavora. Ha compiuto gli studi artistici nelle città di Terni e di Roma presso L’Accademia di Belle Arti e la Libera Accademia Del Nudo. Appassionato di scultura fin dalla giovane età sono di questo periodo il ritratto in terracotta del Nonno e il bassorilievo effettuato per il concorso in ricordo di Pier Luigi Mariani, poeta Reatino. Pur avendo giudizi critici lusinghieri, si dedica con più slancio alla pittura, al teatro e all’insegnamento di Arte e Immagine.
Solo negli anni novanta riprende l’arte plastica su stimolo di una persona cara e competente.
Da allora la sua produzione non si è mai interrotta lavorando con passione ottenendo opere di suggestivo interesse Tecnico-Artistico, apprezzate nelle varie mostre sia collettive che singole.
E’ inserito nel catalogo d’arte internazionale NOVART sez. italiana.

Tra le esposizioni più recenti:

Rieti, Sala Mostre del Comune
L’ Aquila, Palazzo dei Nobili
Vienna, Istituto di Cultura Russo
Firenze, Galleria Donatello
Spoleto, ATPAI-Petite Gallerie Culture

GLI ACQUERELLI DI WALTER ELEUTERI

Pittore finissimo, è nato a Rieti il 16.06.1929. dopo aver concluso gli studi, liceo artistico e Accademia di belle Arti a Roma, ha completato un percorso di studio e di profonda autocritica.

La sua pittura passa attraaverso l’uso di varie tecniche dallacquarello all’olio, acquaforte, pastello per interpretare a suo modo, soggetti disparati e pur sempre resi in movimento.

La qualità della sua ormai immensa collezione, viene appurata dall’osservatore che si lascia coinvolgere da tanta bellezza espressiva e delicata interpretazione del soggetto, lasciandosi inondare dal messaggio del pittore che trasmette le proprie pulsioni rendendole tangibili nello spazio attraverso una accurata esecuzione del disegno e del colore.

Mariolina Savino

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ATPAI-MOSTRE

ATPAI- PERCHE’ AL BORGAGGIO HANNO RAPITO GESU’ BAMBINO?

CARO DIRETTORE
A SPOLETO
lunedì 29 dicembre 2008
A SPOLETO, LI’ AL BORGACCIO… HANNO RAPITO GESU’ BAMBINO?
fonte: G. Fiorentini

Faccio un giro per la città, questa città sempre bella nonostante
tutto…l´addobbo è suggestivo…

Rimango un attimo sorpreso. Sembra manchi
qualcosa…non c´è illuminazione natalizia in molte vie del centro
storico. In Piazza del Duomo, in Via Saffi , in Via Fontesecca, Via
Monterone, il Borgaccio. E´ possibile? Non ci posso credere!
Ma quale idea si potrà fare di noi un turista?
Ma la cosa che più sorprende è il BORGACCIO IN ALCUNI TRATTI COMPLETMENTE AL BUIO PESTO.
Anni di Presepi, abbiamo passato anni con i nostri bimbi per
mano a guardare incantati le casette, le statuine, i paesaggi, i
materiali…
Chi glielo dice ai miei figli che quest´anno non ci sono i
presepi? Chi glielo dice ai bambini che quest´anno sono stati derubati di una MAGIA? che ci hanno portato via un giocattolo che ci piaceva di più di quelli di plastica comprati all´ipercoop, perché era il gioco della famiglia unita col naso schiacciato contro il vetro a guardare un sogno?…Che ci hanno rubato l´idea di una via che era essa stessa presepe? Di una suggestione che per anni ha fatto sognare grandi e piccini?
Il Borgaccio è un posto particolare dove, per mesi, passando
frettolosamente con la macchina, ti sembra sempre di sentire l´eco delle voci narranti la storia di Gesù, i cori degli angeli, gli zoccoli dei cavalli, le marionette… ti sembra di sentire l´odore del vin brulè e del fieno… di vedere le sagome dipinte, le frasche sopra ai portoni e gli addobbi suggestivi…ed ora che è NATALE…niente più!
Potevamo rinunciare a molte cose per questo Natale, vista la mancanza di fondi, ma non ai presepi al Borgaccio!!!
Possibile che non abbiamo trovati i fondi per una manifestazione che per più dieci lunghissimi giorni riempiva il centro storico di folla venuta da tutta l´Umbria? Una manifestazione che è stata capace di generare una magia, far nascere un´atmosfera, evocare suggestioni…e ora che gli dico ai miei figli?
Che… hanno rapito Gesù Bambino?!?

G. Fiorentini

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natale2008

ATPAI- Asso Tourist Pro Agri Italia vi augura Buone Feste!!!

schedaauguribabbo-natale

Gian Carlo MENOTTI scriveva nel 1999 Spoleto non è un safari, preveggenza?

SpoletoJournal- L’eredità postuma di Gian Carlo MENOTTI. Settemilioni di motivi per dire….

…..Spoleto non è un safari

di Gian Carlo Menotti

Quarantadue anni! Pare un sogno. E tutti mi chiedono: “Come giudichi questa tua esperienza, come ti senti?”, come se fossi appena uscito da un safari o da una spedizione al Polo Nord. La gente non si rende conto che questi quarantadue anni sono anni di vita vissuta e non soltanto una lunga avventura. Per me queste domande non hanno un senso; è come se mi chiedesse: “Come te la senti d’essere ancora vivo?” Per chi, a ottantotto anni, ama ancora la vita, sono il presente e il futuro che contano; il passato non può occupare che una piccola parte dei suoi pensieri. E poi, il passato di un ottantenne è un lugubre paesaggio che troppo assomiglia a un cimitero. Quanti amici e collaboratori scomparsi! Samuel Barber, Tommy e Nonie Schippers, Luchino Visconti, Anna Venturini, Ben Shahn, Ionesco, Nureyev, Ezra Pound, Jean Cocteau, Henry Moore; i nostri meravigliosi scenografi Petrassi e Valentini, la dolce Mrs. Curtis-Bok che mi aiutò a fondare il Festival, e quanti, quanti ancora!

E allora mi si domanda: “Ma quanto ti è costato questo festival di tempo e fatica?” E’ un bilancio che preferirei trascurare. Son troppe le amarezze che dovrei mettere in conto, anche se le gioie e le soddisfazioni sono state di più. A che vale tirare le somme? Il bilancio di una vita insegna poco e i ricordi, anche i più dolci e i più cari, alla mia età diventano struggenti e dolorosi. Indubbiamente il Festival mi ha reso molto e ha soddisfatto in me l’incalzante bisogno di sentirmi utile a una comunità. Chi è l’artista che oggigiorno ha il dovere di discutere con il sindaco, col capo della Polizia, col presidente dell’Ente turismo, coi direttori delle banche e gli operai delle fabbriche? Perdita di tempo? No. Anche l’artista del passato doveva discutere col Podestà, col Papa, con gli abati dei conventi, con i parroci delle chiese che affrescava, e con i clienti che chiedevano di essere ritratti.Gian Carlo Menotti 1950

L’artista di oggigiorno vive in un piccolo mondo particolare che rispecchia un limitatissimo aspetto della vita sociale. I confini del suo ambiente son tracciati dal manager (o l’editore o il mercante d’arte) e il pubblico. Ma né il manager né il pubblico fanno parte della sua vita privata. Né possono influire profondamente sul suo sviluppo di artista e di uomo. L’artista contemporaneo, in fondo, non conosce il suo pubblico o lo conosce solo come “pubblico”, e non come esseri umani, suoi concittadini, e per il pubblico l’artista è un idolo inavvicinabile al quale si sacrifica il prezzo di un biglietto (o d’un libro o d’un quadro) in cambio di qualche ora di svago.

Per me è sempre stato penoso sentirmi ai margini della società, e ho sentito il bisogno di convincere almeno una piccola comunità come Spoleto che l’artista è altrettanto utile e necessario quanto il medico, l’avvocato o l’ingegnere. Ci vuol pazienza per dimostrare ai concittadini che l’uomo civile “vive” d’arte senza neppure accorgersene. La melodia che fischietta mentre si rade è pure stata scritta da un compositore, e sono scrittori quelli che preparano il giornale del mattino e la commedia serale alla TV; la bella stoffa del vestito che indossa sua moglie è indubbiamente stata ideata da un designer, e così le eleganti posate e i piatti che sfoggia sulla sua tavola… Che cosa sarebbe il suo ufficio senza la riproduzione di quadri che danno tono al locale?

“Questo è artigianato; quest’altro arte commerciale” – si obietterà; ma senza l’Arte né l’uno né l’altro esisterebbero. Mondrian ha cambiato il volto delle nostre case (anche se non sempre per il meglio). Matisse si ritrova sulle stoffe estive, Calder nei giocattoli, così come Stravinsky e Prokofiev fan capolino nelle colonne sonore dei film di cassetta per un pubblico che inorridisce se gli si parla di musica classica o contemporanea. Dopo quarantadue anni non so quanto Spoleto per merito del Festival si renda conto di tutto questo. E’ innegabile che il vantaggio economico che riceve dal Festival è di primissima importanza; ma molti sono gli spoletini che ora, finalmente, si sono resi consapevoli della bellezza che li circonda e che si sforzano di esserne partecipi. Sforzi che, alle volte, possono sembrare puerili. Tuttavia il loro recente impegno d’abbellire alla meglio l’appartamento, il ristorante, l’ufficio è commovente, e così è l’orgoglio per la bellezza della loro città della quale fino all’arrivo del Festival erano solo vagamente consci. Senza parlare degli spoletini che si sono dedicati a una carriera artistica e che, anche come tecnici teatrali, si fanno ammirare nei palcoscenici internazionali. Questo è quello che più conta per me: essere stato utile, anche se in maniera modesta, alla riuscita economica e culturale di una piccola città che ora non è più né piccola né povera.

A che serve, dunque, ricordare le amarezze e gli ostacoli? Indubbiamente queste non sono mancate, specialmente le dure battaglie per superare la continua incertezza economica. Fin dal principio la proverbiale gelosia medioevale degli italiani non ha tardato a mettere i bastoni tra le nostre ruote. Ci sono stati “voli su Spoleto” con spargimento di volantini osceni, comizi di protesta in seno al Festival stesso; minacce di anonimi e accuse ingiuste e critiche ingiustificate da parte della stampa. Ma io sostengo che la critica avversa è una prova utile per misurare la tempra di un’opera d’arte o di una manifestazione artistica. L’arte che si lascia uccidere dalle critiche non merita di vivere. Del resto, in Italia c’era da aspettarselo. Quando mi si chiede quale, secondo me, è la principale differenza tra l’italiano e l’americano, rispondo così: “L’americano ama la ricchezza e il successo anche del prossimo, ma, forse per pudore, fa presto ad abbandonare chi cade in disgrazia o s’ammala. L’italiano è esattamente il contrario; ama il prossimo solo quando è in disgrazia o a letto ammalato”. Io non sono ammalato (e faccio le corna), ma ho il vantaggio di avere ottantotto anni e in Italia bambini e vecchi fa tenerezza o compassione. Non so quanto posso essere ancora utile a Spoleto, ma penso che l’affetto che esiste tra me e gli spoletini è ancora la forza che rende questo nostro Festival inespugnabile.

E il futuro? C’è chi vorrebbe dare al Festival un volto nuovo; ma io non credo che giovi sempre rifarsi la faccia. L’importante è crearsi una fisionomia che sappia mantenersi giovane. Il nuovo ha importanza solo se riesce a creare una tradizione. Noi, il nuovo, l’abbiamo proposto, e come Bayreuth e Salisburgo siamo riusciti a crearci una fisionomia e un carattere. Non perdiamoceli. Né dobbiamo lamentarci se il nostro pubblico sta diventando nella sua maggioranza un “pubblico di fedeli”. Un ristorante che non ha una sua tradizione culinaria ed un nucleo di clienti fissi, finisce presto col dover chiudere i battenti.

E allora, che cosa auguro al Festival? Due cose: che Spoleto sappia conservare questa sua fisionomia d’indipendenza e che continui a sapersi difendere da manovre politiche. In un paese dove si ammette apertamente e senza pudore che nei teatri di Stato se il sovrintendente è comunista il direttore artistico dev’essere socialista e così via (un fatto che in tutta Europa è diventato una barzelletta e che in America lascia tutti increduli), è un vero miracolo che a Spoleto tutti i partiti si sono trovati concordi nel non mischiare il Festival con le loro rivalità politiche e che in questi quarantadue anni nessun sindaco si sia permesso di chiedermi a quale partito appartengo o quali siano le mie idee politiche. Questo è quello che più o meno scrissi diciassette anni fa e che ancora oggi sottoscrivo. Parecchio è successo nel frattempo e prima di tirar le somme vorrei chiudere questa specie di prematuro testamento con un breve riassunto di questi ultimi anni.
Il futuro del Festival, ora che è nelle capaci mani di mio figlio, non mi preoccupa più. Francis è stato nel passato un attento e vigile discepolo, un osservatore acutissimo e, una volta uscito dall’ombra, si è rivelato un formidabile manager, capace non solo di saper risparmiare nel campo amministrativo, ma anche di arricchire il Festival di nuove idee artistiche e di nuovi sponsor.

Francis e Gian Carlo MenottiQuando giunse il momento che il Festival sentì il bisogno di investigare la vecchia amministrazione e di rinnovarla, io mi resi conto che ciò richiedeva uno scontro con uno staff, al quale per molti anni mi ero affidato incondizionatamente e non ho avuto il coraggio di affrontare questa delicata situazione da solo. Chiesi allora a Francis di aiutarmi, offrendogli la presidenza dell’Associazione e dandogli così via libera di inaugurare una nuova era.

Francis si è subito rivelato un solido e agguerrito manager che non si lascia facilmente impaurire da minacce o critiche. Malgrado le subdole manovre per “farlo fuori”, è riuscito, senza impoverire le qualità artistiche dei recenti programmi, a ridurre il budget, che negli anni precedenti era salito a 11 miliardi, a 8 miliardi. Nelle sue mani il Festival ha una guida sicura e creativa – non solo perché sa apprezzare ogni forma d’arte, ma perché sa anche dove scegliere consiglieri e collaboratori.

Mi è triste constatare che nessuno dei vecchi collaboratori, che si sono visti messi da parte, ha saputo ritirarsi con grazia e con stile, né si è offerto di collaborare con la nuova organizzazione. Tutti, e soprattutto quelli che da anni prendevano lauti compensi e che proclamavano ad alta voce la loro amicizia e gratitudine verso di me, hanno subito reclamato per vie legali grossi indennizzi che secondo me non si meritavano. Tuttavia quei pochi collaboratori che mi sono rimasti amici mi compensano delle amarezze causatemi da chi si rifiuta di analizzare con onestà il proprio passato e preferisce posare da vittima.

L’esigua e patetica schiera dei “nemici” che ancora oggi tenta di inquinare le acque del Festival è ormai allo scoperto e i cittadini di Spoleto conoscono il subdolo gioco, con il quale forse vorrebbero impossessarsi del Festival.

Anche con la Fondazione le cose non procedono all’acqua di rose. Ancora non vogliono convincersi che il Festival è una mia creatura e che non possono essere loro a decretarne il futuro, e che il ruolo della Fondazione, secondo legge, è semplicemente quello di amministrare i soldi dello stato (che ammontano a solo un terzo di quelli che l’Associazione deve raccogliere per affrontare il budget). Ben venga il giorno quando la Fondazione, invece di servirsi del nostro patrimonio e dei nostri sponsor, si impegni a trovare nuovi sponsor e incrementi così le possibilità del Festival. Quel che succede, invece, è che la Fondazione non pensa ad altro che ad impadronirsi del patrimonio dell’Associazione che io personalmente, e con sacrifici personali, sono riuscito ad accumulare durante i quarantadue anni di faticosa gestione.

Né posso dire che il Comune abbia sempre collaborato col Festival. Dopo quarantadue anni di vita ancora non ci è stata offerta una sede decente e nuovi spazi per poter accogliere i nostri programmi. Ora che, con mio figlio al timone del Festival, si respira aria più pulita e più fresca, è anche tempo che in Comune si alleggerisca la pesante macchina burocratica e politica che pesa su tutti noi e la Giunta comunale faccia tutto il possibile per consolidare la presenza del mio Festival a Spoleto, dandoci spazio e facendoci parte dei problemi cittadini, come succedeva nei primi anni. Sarebbe anche ora che il Comune protestasse con il sindaco di Charleston per l’uso arbitrario del nome di Spoleto che ormai non rappresenta in nessun modo e crea soltanto confusione e imbarazzo. E’ come chiedere alla gente di andare nel New Jersey per vedere la Torre pendente di Pisa.

Mi chiederete: ma con tutti questi intoppi, come ha fatto il Festival a sopravvivere per ben quarantadue anni? Tenacia, fortuna, ma soprattutto amore per quel che faccio e fede in quello che ancora posso fare.

Dopo questa lunga cronaca, che segna molte vittorie e anche qualche sconfitta, molti giorni felici ma anche qualche periodo di amarezza, è con vera gioia che oggi guardo verso il futuro con la convinzione di aver affidato il Festival a mani non solo più giovani e vigorose, ma anche più esperte delle mie.

Spoleto, gennaio 1999

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