Arriva Pasqua, tra ghiottonerie e animali pronti al “sacrificio”
Umbria, 12/03/2008
di Gilberto Scalabrini
Arriva Pasqua e i maestri cioccolatai sono già al lavoro da mesi per assemblare una distesa di gusci di uova colorate.
Quanta cioccolata mangiamo ogni anno?
Si calcola che ne consumiamo circa quattro chili a testa. E il consumo è in aumento.
Cosa finisce dentro le uova pasquali?
Racconta Marcella: “Mi è stato chiesto di inserire di tutto, anche brillanti, ma non mi faccia parlare”.
Ogni laboratorio ha i suoi aneddoti da raccontare. Quattro anni fa in una cioccolateria di Terni fu confezionato un uovo gigantesco che conteneva al suo interno addirittura un giubbetto di pelliccia di visone.
E si emoziona ancora la rubensiana Teresa al pensiero di quell’unica, perfetta “rosa rossa” inserita fresca, il mattino stesso di Pasqua, in un uovo su richiesta di un cliente innamorato.
In questo periodo, si calcola che circa tre quintali di uova di cioccolato entreranno nelle nostre case.
Quella del cioccolato è una storia di splendori e miserie, delizie e divieti. Quasi un simpatico siparietto sulle corde della fantasia. O, se preferite, di sacro e profano, come dimostrano appunto le uova pasquali, in cui la tradizione religiosa cristiana del donare uova si fonde col piacere peccaminoso del cioccolato.
Qualcuno però non è quest’anno così ottimista. La crisi economica avrà il suo peso. Ci sono famiglie che non riescono a tirare la fine del mese e l’esercito dei nuovi poveri diventa sempre più grande. Basta sbirciare tra i centri della Caritas, dove c’è gente che chiede un pacco di pasta e della conserva di pomodoro da portare a casa, oppure le file ai centri sociali comunali per pagare le bollette di luce, acqua e gas o le medicine degli anziani.
“La Pasqua è anche un’occasione per riflettere sull’importante ruolo sociale e talvolta “terapeutico” dei poveri –dice un parroco- e contribuire a creare rapporti stabili fra soggetti più deboli”.
Sul piede di guerre anche gli animalisti che hanno già affisso manifesti.
Dice Maria Corbelli: “La Pasqua è per gli umani un momento di gioia per gli animali un appuntamento con la morte. Milioni di agnellini pagano con la sofferenza e con la morte il prezzo di assurde tradizioni. Nonostante ispirino a tutti tenerezza, ad un mese di vita vengono strappati alle madri, costretti a lunghi viaggi terribili ed estenuanti su tir strapieni, per arrivare a un lurido macello in cui gli animali terrorizzati vengono immobilizzati, storditi, appesi a un gancio per una zampa, e lasciati dissanguare. Prima di essere appesi sentono l’odore del sangue e le urla di terrore dei loro compagni. Non imbandite le vostre tavole di dolore e di violenza. Diventati vegetariani”.
Occore fare attenzione anche alle false colombe pasquali. Ad affermarlo è l’Unione Consumatori sulla base del fatto che il decreto ministeriale 25 luglio 2005, che ha riservato la denominazione di “colomba”, non si applica ai prodotti provenienti da altri Paesi europei.
Insomma, una colomba “vera” deve contenere burro (non meno del 16%), uova di categoria “A”, cioè fresche e in quantità tale da garantire almeno il 4% in tuorlo, latte, miele, burro di cacao, eccetera, quella “falsa”, nella maggioranza dei casi importata, contiene ingredienti scadenti come grassi idrogenati, pochissimo burro e uova e molto zucchero che copre il sapore inferiore con quello dolce che piace ai bambini.
Ci sarà una bella sorpresa anche dentro le uova di Pasqua: la Federconsumatori dice che ci sarà un aumento del 10% sul prezzo, proporzionalmente più pesante sulle uova artigianali piuttosto che su quelle dei grandi marchi. Il latte costa di più, l’energia non ne parliamo e quindi il classico uovo, dolce per i bambini, sarà decisamente «salato» per i genitori.
E qualcuno si chiede: ma chi ha inventato questa diavoleria?
L’invenzione pare che risale al sovrano francese Luigi XV, il quale sembra facesse ricoprire di cioccolato delle uova vere; ma la paternità del dolce pasquale così come lo conosciamo viene invece rivendicata dai ciocolatè torinesi, che lo crearono alle fine dell’Ottocento.
Ma se il Piemonte ride, l’Umbria non scherza. La Perugina, infatti, deve la sua fortuna alla straordinaria creatività dei Baci e cioccolatini assortiti. Un mix di tradizione e passione che si tramanda da oltre 100 anni.
Certamente, all’inizio l’approccio degli umbri col cacao fu tutt’altro che entusiasmante. Il primo in assoluto ad assaggiarlo fu Cristoforo Colombo quando sbarcò nel 1502 a Guanaja. Non dovrebbe essere rimasto granchè impressionato, tanto che si limitò a portarne qualche seme per curiosità.
L’ascesa del cioccolato inizia dopo il 1606, quando diventa una vera e propria mania.
Oggi la passione per il cacao non si è certo affievolita. Secondo alcune stime, in Italia il consumo è balzato da 1,2 chilogrammi a testa del 1982 ai circa 4 attuali. Ovviamente, resta ancora basso rispetto agli altri paesi europei. Con la manifestazione di Eurochocolate (una delle feste più riuscite che siano state concepite), la tendenza è decisamente in crescita. Si sono anche moltiplicati i centri di benessere dove il cioccolato conviene mangiato, ma usato per massaggi e trattamenti estetici. Quasi ovunque si organizzano corsi di degustazione e incontri in cui il cacao è trattato in termini di “cloni”, proprio come il vino.
Vino e cioccolato sembra un matrimonio perfetto. Non tutti i vini, però, si sposano con un buon fondente: il cioccolato –dicono gli esporti- tende a schiacciare il gusto del vino, specialmente se questo non è abbastanza forte e persistente. In bocca il cioccolato fondente si scioglie molto lentamente. La complessità aromatica rilasciata gradualmente è quella di note speziate e di cacao amaro. Perfetti sposi del cioccolato fondente si rivelano i vini da meditazione, quelli liquorosi o passiti. Si si legano alla perfezione senza perdersi e confondersi con la persistenza gustativa del cioccolato. Anzi, consentono di apprezzarne la sconvolgente bontà.
Benché oggi sia di moda descriverlo come una sorta di panacea, il mondo scientifico lo considera una specie di antidepressivo.
Le proprietà consolatorie della cioccolata nei momenti di tristezza non sono solo un mito del senso comune, ma un fatto reale e comprovato dalla moderna dietologìa.
Quante calorie ci sono in 100 grammi?
“Dal punto di vista calorico –afferma Mario Servanti, nutrizionista- il cioccolato ha un elevato apporto, tanto che equivale ad una ricca porzione di spaghetti ben conditi. Per smaltire una tavoletta o il suo equivalente, dobbiamo impegnarci in una attività fisica di almeno due ore. Ogni cento grammi ci sono oltre 500 calorie. In 100 grammi di pasta condita con pomodoro ed olio circa 470”.
E chi è stato a dieta sa la grandissima importanza della concezione psicologica a qualche strappo per poter continuare la dieta fino in fondo.
A chi è proibito mangiare cioccolato?
“Lo devono cancellare dalla dieta –dice il dott. Eugenio Branca- i grandi obesi, mentre i pazienti diabetici devono consumarlo con estrema cautela. Deve essere escluso dalla dieta di chi ha problemi epatici, digestivi, in presenza di ulcere o coliti, non deve essere, infine, utilizzato da chi è allergico o intollerante ad uno dei suoi componenti. Viceversa, non ci sono preclusioni per chi gode di buona salute. Anzi, è consigliato a chi svolge attività fisica, a chi soffre di pressione bassa perchè è ricco di potassio, a chi è anemico, per il buon contenuto di ferro”.
Lo scrittore Tommaso Landolfi diceva: “Ho imparato (…) a conoscerei i due unici rimedi contro il dolore, la tristezza, le paturnie e piaghe simili del cuore umano: essi sono la cioccolata e il tempo”.
Il mondo della cioccolata è un mercato in espansione, ma è diviso in due. Da una parte i Paesi produttori, la cui intera economia dipende in molti casi dalle fluttuazioni del prezzo del cacao; dall’altra parte i Paesi consumatori. Altrettanto diviso sembra pure il mondo di chi il cacao lo lavora: da un lato gli interessi della grande industria, dall’altra i piccoli produttori che si battono per cercare di imporre una qualità sempre più alta. Eppure, il cioccolato non ha mai stancato. |